L’Euro e il suo prezzo, da opportunità a minaccia: Made in Italy, il fortissimo concorrente italiano…tanto forte e bravo ma tanto solo

Quale fra i concorrenti più agguerriti si potrebbe fare fuori per primo in una gara con tanti partecipanti?

Probabilmente quello che dà più fastidio anche agli altri partecipanti, per esempio un concorrente che riesce a fare prodotti con poco capitale e molta fantasia, facendo della elevata esigenza del cliente l’elemento principale di qualità della propria proposta commerciale: questo è il tratto saliente del Made in Italy!

Ed è per questo che per essere competitivi o l’Euro scende o noi scendiamo dall’Euro!

Nella vita mi occupo di promozione pubblica delle imprese italiane all’estero, per cui ho un punto di osservazione sul commercio internazionale tecnicamente privilegiato. Se consideriamo la moneta come una qualsiasi merce (che di fondo è) è più semplice comprendere quanto sia cruciale per l’economia il suo prezzo (tasso di cambio) . Il ‘nostro’ Euro per noi italiani ha due caratteristiche che la lira non aveva: 1 – un prezzo molto alto e 2 – un prezzo molto stabile, cioè data la 1 stabilmente alto. La proposta commerciale italiana tende ad essere di tipo ‘sartoriale’ cioè le piccole imprese italiane sono capaci come nessun altro a fare abiti su misura, macchine (industriali e non) su misura, produzioni su misura del cliente estero. Per questo il Made in Italia ha un prezzo di partenza alto e necessita di una moneta a buon prezzo, cioè basso, come era la lira che lo aiutava molto nella fase in cui il nostro PIL ci collocava fra i primi 6 o 7 Paesi più ricchi del mondo. Le produzioni tedesche e francesi si caratterizzano invece per l’organizzazione e la capacità di fare una sintesi di più forze e capitali. Cioè dalla loro parte hanno sia dimensioni di impresa medie molto grandi che un sistema di sostegno anche pubblico più organizzato ed efficiente, in particolare i tedeschi sul fronte della produzione e i francesi sul fronte della commercializzazione. I nostri concorrenti  e ‘fratelli di moneta’ fissano il prezzo e se va bene vendono, altrimenti spingono il prodotto con la potenza della loro organizzazione e allora ti offrono l’assistenza gratuita, la garanzia, il finanziamento, la rete di vendita  ecc.. tutta una serie di accessori utili che, intorno a un prodotto di buona qualità e notoriamente affidabile spingono il contraente americano, cinese, ecc. a comprare. Se poi il concorrente ‘sarto’ italiano è fuori gioco allora, alèè! possono inserire nella loro gamma prodotti ancora più di elite, per puntare a clienti di livello più elevato, ma sempre proponendo una scelta di prodotti standardizzata e non su misura, al centimetro come li realizzerebbe il concorrente italiano. Ultimamente i concorrenti tedeschi e francesi, sfruttando i loro vantaggi di sistema come sopra, sono passati alla fase 2 di aggressione del Made in Italy e hanno adottato anche la strategia di acquistare rinomati brand italiani per guadagnare utili (es. DUCATI) o per affossare il concorrente (es.HUSQVARNA). Un recente esempio è la vicenda della BRIONI marchio leader della moda italiana nel mondo (https://it.wikipedia.org/wiki/Brioni_(azienda), che con investimento brownfield è stata acquisita dai francesi nel 2012 ed ora viene ‘ristrutturata’ http://m.ilcentro.gelocal.it/regione/2014/01/11/news/i-francesi-riorganizzano-la-brioni-e-cominciano-con-60-esuberi-1.8452746?refresh_ce

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Merci italiane: Euro sì, ma solo se vale meno di 1 Dollaro

Parlare di ‘cambio’ quando si acquista merce prodotta all’estero è fuorviante per la comprensione della maggior parte delle persone che non si interessano di economia.

Quando si acquista merce estera si acquista la moneta per comprarla, cioè si comprano 2 e non 1 sola merce.

Bisogna prima pagare il prezzo della ‘merce’ moneta e poi quello pattuito per la merce vera e propria. L’Euro per noi italiani è una merce troppo cara se per comprare 1 Euro ci vuole più di 1 Dollaro: a questo prezzo un americano (un cinese ecc.) non acquista tutto quello che gli proponiamo e questo vale anche per le merci prodotte in Grecia, Portogallo e Spagna; al contrario questo prezzo è favorevole alle merci francesi e tedesche.

Noi Paesi Sud Europei non possiamo più reggere una moneta con un prezzo unico per Paesi con strutture di export così diverse.

Dall’altra parte, è proprio l’elevato tasso di interesse che caratterizza i debiti pubblici come quello italiano (Greco ecc.) che rende questi titoli più appetibili e ricercati e l’Euro una moneta (merce) più richiesta e costosa per acquistare tali titoli:

in pratica siamo un cane che si morde la coda. Paghiamo alti interessi sul debito espressi in Euro, l’Euro si apprezza e vale più di un dollaro, la nostra merce anche di qualità costa troppo perché il cambio è troppo alto…e così le merci francesi e tedesche hanno un concorrente italiano più debole e più spazio di noi sui mercati esteri!